Lakross e' una persona normale. E questa di per se' e' gia' una rivelazione grandiosa, visto che spesso le dicono che e' strana. Ma la sua stranezza, per chi la conosce, e' prevedibile...E poi, a 100 anni dalla teoria di Albert, il concetto di relativita' dovrebbe essere noto anche ai muri. Lavora, comunica, esce, ride. E canta, anche se lo deve fare con 40 persone ubriache che la ascoltano e se ad accompagnarla sono 2 chitarre stonate. Pensa troppo, ma lei preferisce dire che fa un uso smodato del suo cervello. Come a sottolineare il fatto che sa di averne uno. Pensa a se', agli amici, al mondo che la circonda. E se certe cosa la infastidiscono, certe cose che la riguardano, poi allarga lo sguardo...e ci ride su. E' innamorata. E anche questo e' un concetto importante, visto che ci pensa spesso su (spesso..). Pensa troppo, ma stacca completamente la spina quando le capitano cose entusiasmanti. Potrebbe essere un concerto sotto la pioggia, grondante a cantare e saltare, come ieri. Potrebbe essere qualsiasi cosa semplice, in reata'. Capita piu' spesso di quanto lei stessa pensi. Si dimentica di pagare le bollette, ma non tarda un minuto se si tratta del vaglia per Shari.
Pensa troppo, ma lei preferisce dire che fa un uso smodato del suo cervello (certi concetti, come avviene nel mondo del marketing, vanno ripetuti almeno tre volte). Non e' depressa, anche se lo e' stata. Ora conosce il potere di una canzone su di lei (le basta poco ora...la sertralina e' una degli amici abbandonati). Non le serve uno psicologo, anche se ci e' stata. Sta, insomma, bene. Relativamente bene, per quanto bene si possa stare in questo mondo. Per quanto bene possa stare una persona che pretende tanto da se stessa, che si pone spesso degli obiettivi (uno per ogni giorno, in realta'). Ma sa gestirsi, e questo le basta, spesso. Qualche volta, certi pensieri (perche', se non si e' capito, pensa troppo..anche se lei preferisce...) vanno rielaborati. E quindi li butta giu', nero su bianco. Un bianco luminoso tipo monitor. Lo fa per se stessa. Qualche volta le piace, quanche volta lo fa per vizio, qualche volta per perder tempo. Anche questo e' un modo, pensa, per imparare a rider sulle cazzate che inizialmente la fanno innervosire.
Questa volta, una delle pochissime, non ha scritto per se stessa. Sono cose che sa gia'. E le sa bene. Questa volta ha messo giu' due righe stupide a risposta di un commento che ha letto, e che...alla fine della fiera..l'ha fatta sorridere.
Siamo quasi alle vacanze. 14 luglio. Significa che abbiamo passato di un po' la meta' dell'anno. Significa che i bambini sono fuori a giocare, a correre con le bici. Significa che coi capi si parla gia' dei lavori del "prossimo anno". Chissa' cosa li porta a ragionare sempre 6 mesi avanti, se non sanno neppure cosa accadra' domani. Per me questo invece e' da sempre il periodo piu' calmo. Da ragazzina, ero con loro fuori a correre in bici, fino a pochi anni fa stava per finire il periodo della sessione estiva degli esami. Ora...ora si respira. Perche', anche perche', i capi pensano gia' all'anno prossimo. E a me resta da pensare, con tutta tranquillita', all'oggi. E mi godo i momenti. Mi resta da poter fotografare una montagna, perche' posso anche sedermi per mezzora su una panchina a osservare. Ho tutto il tempo. E non capisco perche', a novembre piuttosto che a febbraio, lui (il tempo) non ci sia. I muri di casa mi opprimono. C'e' poco spazio, qui dentro, per me e il mio mondo. I pensieri sono sempre gli stessi, ma dilatati, sfumati, sfocati..come se togliessi per un attimo gli occhiali da vista...lasciano spazio alla fantasia, per ricrearne i contorni.
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